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Nicolò d'Arco (1479-1546), figlio del Conte Odorico e di Susanna Collalto, è stato uno dei più illustri protagonisti del rinascimento del Trentino e dell'Alta Italia. Nicolò è autore di un'importante raccolta di versi in latino che ricorda le frequentazioni umanistichedelle corti venete e lombarde. Nelle sue composizioni troviamo le passioni d'amore, la descrizione del paesaggio arcense e mantovano, il desiderio di vita e di pace. La personalità di Nicolò d'Arco si mostra anche negli affreschi che decorano le stanze della sua dimora arcense, dove accanto ai blasoni familiari ricorrono i motivi della cultura del primo Cinquecento. 
Giuseppe Craffonara (1790-1837) viene considerato uno dei più importanti pittori trentini del primo Ottocento. Ancora giovanissimo venne avviato allo studio del disegno da Pietro Canella e Pietro Maratoli. Le sue opere, frutto di un affinamento artistico condotto a Verona e soprattutto a Roma, sono conservate in diverse chiese, nonchè in raccolte private e pubbliche italiane ed estere. Tra le realizzazioni più significative si possono elencare gli studi accademici, alcune tele di carattere sacro e profano, una serie di ritratti, tra i quali quello di Antonio Canova. Nella Parrocchiale di Riva si possono ammirare una bella Pietà e la Pala raffigurante la Madonna Assunta che troneggia sopra l'altare maggiore. Altre opere sono esposte nelle sale del Museo Civico. 
Andrea Maffei nasce nel 1798 a Molina di Ledro. Seguendo gli spostamenti del padre vive dapprima a Riva, poi a Trento, in Alto Adige ed a Bologna. In seguito risiede per due anni a Monaco. Conseguita la laurea in giurisprudenza si sposta alcuni anni a Verona, poi a Venezia ed infine a Milano, dove sposa la contessa Clara Spinelli. Andrea Maffei è importante per la sua attività di traduttore. A partire dal 1818 egli pubblica gli Idilli di Gessner , il Messia di Klopstock, le opere teatrali di Schiller, il Paradiso Perduto di Milton, il Faust di Goethe e altre numerose opere. Il Maffei intrattiene importanti rapporti con i personaggid ell'epoca: fra gli altri Vincenzo Monti, Antonio Rosmini, Gino Capponi, Carlo Tenca, Giuseppe Verdi, il pittore Francesco Hayez, gli scultori Vela e Dupré. Nel salotto della sua casa milanese transitano ospiti quali Listz, Sthendal, e altri protagonisti della cultura europea. Nel 1879 Andrea Maffei viene nominato senatore del Regno e partecipe alla vita politica italiana. Dalla meta dell'Ottocento egli vive frequentemente a Riva, dove organizza la sua ricca collezione d'arte ed è spesso ospite della famiglia de Lutti. Muore a Milano nel 1885.
Giovanni Segantini, uno dei più grandi pittori dell'Ottocento, nasce ad Arco nel 1858 da una famiglia particolarmente indigente. Ancora giovanissimo si trsferisce a Milano per spostarsi poi in Brianza ed infine nel Cantone svizzero dei Grigioni, dove nel 1899 muore in un rifugio sullo Schafberg. Di Giovanni segantini Arco ricorda il luogo dove sorgeva la sua casa natale, demolita nel 1949; poco distante un'epigrafe testimonia un episodio del 1862, allorchè il futuro artista venne salvato dalle acque di un canale del Sarca dove era caduto. Il monumento eretto nei giardini a sud della Collegiata, opera dello scultore Leonardo Bistolfi, rappresenta il legame perenne tra il grande artista e la città che con orgoglio gli ha dato i natali.
Gianni Caproni ( Arco 1886 - Roma 1975) può essere cosiderato un pioniere dell'aeronautica. Dopo aver studiato al politecnico di Monaco, soggiornò qualche tempo a Liegi e poi a Parigi, dove ebbe modo di assistere ed appassionarsi ai primi esperimenti di volo. Rientrato ad Arco, Gianni Caproni costruì il suo primo rudimentale biplano con l'aiuto di alcuni artigiani. Trasferì poi la sua attività a Milano, dove nel 1910, con l'aiuto del fratello Federico, nei cieli della Malpensa fece volare un esemplare del cosiddetto Ca. 1: un aereo che nel primo conflitto mondaile seppe mettersi efficacemente in luce. Le industrie Caproni prosperarono fino all'inizio degli anni Cinquanta; poi, di fronte alla rapida evoluzione tecnica della concorrenza, dovette chiudere. Alla memoria di Gianni Caproni sono dedicati il museo dell'Aeronautica ed il campo di aviazione Trento. Il suo ritratto figura nella Hall of Fame di San Diego e alla Casa Bianca, dove Eisenhower lo volle per i festeggiamenti in occasione del primo volo dei fratelli Wright. 
Giacomo Floriani nasce a Riva il 20 gennaio 1889. Ancor prima di aver ultimato la scuola si impiega come apprendista presso la tipogarfia Benatti e poi come operaio nello Stabilimento Grafico Benacense di Francesco Miori, dove si pubblica il giornale "L'Eco del Baldo". Presto si cimenta con qualche apprezzato articolo e diventa corrispondente de "Il Popolo", il quotidiano di Cesare Battisti. Allo scoppio della prima guerra varca clandestinamente il confine con numerosi amici rivani e si arruola volontario nell'esercito italiano. Giacomo Floriani scrive articoli e poesie dialettali e nei primi anni Venti alcune sue composizioni appaiono nei giornali dell'Alta Italia e in alcune raccolte curate dall'amico Riccardo Maroni. La sua poesia riprende i motivi della zona: il lago, le cime, i boschi, i fiori, le albe e i tramonti. L'umile montanaro valorizza la parlata e la cultura del posto, attraverso una lirica semplice ma espressiva, vicina alla gente comune. La Baita che da il titolo al quarto canzoniere è la tanto desiderata capanna costruita nel 1949 nei pressi della chiesetta di San Pietro, sulla montagna che domina il Garda e il Basso Sarca; una baita che gli viene donata grazie alla generosità di Riccardo Maroni e di tanti amici che lo stimano. Lì trascorre gli ultimi anni della vita con la moglie Lucia Pizzini (sposata nel 1812) ad ammirare le cose semplici, a rincorrere nuvole. Giacomo Floriani scende "con tristezza" dal rifugio sulla sua montagna incantata alla fine dell'estate del 1967. Muore a Riva il 28 aprile 1968. 
Giancarlo Maroni nasce ad Arco nel 1893 ma trascorre la sua infanzia a Riva. Dopo gli studi di architettura all'Accademia di Brera ed il servizio volontario nel corpo degli Alpini, durante il primo conflitto mondiale, egli opera in prevalenza a Riva, dove diventa il principale artefice della ricostruzione post-bellica. Alla sua opera sono infatti ascrivibili i progetti della piazza San Rocco, della centrale elettrica, della spiaggia degli Olivi, del campo sportivo e il villa gardesana di Cargnacco (Gardone). Ha inizio così la fruttuosa attività con il Poeta, che lo porterà ad occuparsi soprattutto della costruzione del Vittoriale degli Italiani. Questo praticamente fino alla morte, avvenuta nel 1952.

 



 
 
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